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L’agricoltura etnea fra emergenza strutturale ed emergenza Covid

Intervista al Segretario generale della Flai Cgil di Catania, Pino Mandrà, che parla di agricoltura, emergenza Coronavirus, misure contro il caporalato

Lavoro nero, sottosalario, contratto. E come se queste non fossero già emergenze per l’agricoltura siciliana, l’emergenza Covid-19 che sta vivendo il nostro Paese, rischia di assestare il colpo di grazia ad un settore già provato. Abbiamo discusso dei problemi strutturali del comparto primario isolano e della situazione alla luce della pandemia Coronavirus, con il Segretario generale della Flai Cgil di Catania, Pino Mandrà.

Segretario, qual è la situazione attuale dell’agricoltura siciliana alla luce dell'emergenza Covid-19? 

La cosa che ci preme più di ogni altra è la salvaguardia della salute e della vita dei lavoratori. La vita è il bene assoluto e, quindi, ogni ragionamento non può che iniziare da questa premessa. Ci auguriamo che in questo periodo non ci sia qualcuno tanto incosciente da ricercare l’aumento delle marginalità e del profitto riducendo le garanzie per la salute: sarebbe inaccettabile. In un settore essenziale qual è la filiera alimentare nel nostro Paese, è necessario che i lavoratori siano tutelati e svolgano le proprie mansioni indossando tutti i dispositivi utili a preservare la salute. Se ciò non fosse garantito, si può rallentare e addirittura fermarsi: questo gioverebbe per non rischiare di fermarsi per sempre. Al contempo, ai lavoratori abbiamo chiesto massima attenzione e rispetto assoluto di tutte le procedure igieniche e sanitarie che vengono richieste in azienda e fuori.

Quali le richieste del sindacato per mitigare l’impatto Covid-19 sui lavoratori agricoli?

Ci stiamo muovendo su diversi fronti, perché diverse sono le questioni a cui prestare attenzione. La questione prioritaria è quella di aiutare i lavoratori in difficoltà che non riescono a fare la spesa. I braccianti agricoli sono beneficiari di un bonus da 600 euro previsto dal decreto “Cura Italia”, la cui procedura partirà a breve. In secondo luogo, la scadenza per l'invio della domanda per la Disoccupazione Agricola è stata prorogata dal 31 marzo al primo giugno.

Si tratta di un provvedimento molto  importante perché va incontro ai braccianti che possono trovare difficoltà a raggiungere le sedi sindacali per presentare l’istanza. Come Flai-Cgil salutiamo positivamente questo provvedimento, ma, al contempo, chiediamo all'Inps di liquidare subito le pratiche già presentate entro il 31 Marzo, rispetto a quelle inviate dopo. Di fronte alla crisi sociale in atto, è essenziale che i braccianti possano ottenere presto una parte così importante del proprio reddito.

Inoltre, dopo la denuncia sui furgoncini ad alto rischio Coronavirus, su cui viaggiano ogni giorno ammassati centinaia di braccianti in tutta la provincia, Flai, Fai e Uila hanno proposto all’Ebat-Ciala, l’ente bilaterale, di Catania contributi a sostegno dei braccianti. Iniziamo con 40 mila euro che serviranno ad aiutare concretamente i lavoratori ad affrontare i maggiori costi per far fronte, con mezzi di trasporto in più, all’esigenza di restare distanziati nell’abitacolo. Infine, a mio giudizio, regolarizzare i braccianti stranieri per proteggerli dal coronavirus e dal caporalato sarebbe un grande segnale di civiltà.

L’emergenza si innesta in un settore, qual  è quello agricolo, che vive già i suoi problemi strutturali.

Covid a parte, sul mercato del lavoro c’è una interlocuzione aperta con il ministero. Stiamo attendendo l’individuazione di una data per l’indizione di una iniziativa tematica sullo sfruttamento e sul mercato del lavoro in generale. L’emergenza nazionale, ovviamente, sta facendo slittare il tutto. Su lavoro nero e caporalato la battaglia non si ferma mai. Abbiamo la Legge 199/2016 che è stata un passaggio essenziale, ma, da sola, non è risolutiva. È uno degli strumenti al quale, adesso, bisogna affiancarne altri per completare il percorso. L’approvazione della legge contro lo sfruttamento ha rappresentato una conquista importante, ma adesso si deve giungere alla fase della piena applicazione, soprattutto nei nostri territori che sembrano, in certi casi, abbandonati dallo Stato. Ritengo che l’approdo sia la riforma del mercato del lavoro in agricoltura e del collocamento.

Non è accettabile che, ancora oggi, a quattro anni da quella legge denominata “anticaporalato”, gli intermediari siano ancora i caporali che continuano ad operare impunemente. È necessario che l’assunzione degli operai avvenga mediante il controllo pubblico. Chiediamo al governo nazionale che si completi il lavoro iniziato con la 199 e che si giunga alla tanto auspicata riforma del mercato del lavoro. Molto ci attendiamo dal Piano nazionale contro lo sfruttamento e il caporalato in agricoltura per il triennio 2020-2022, approvato a febbraio presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.La campagna di raccolta degli agrumi anche per quest’anno ha mostrato sempre lo stesso volto, quel volto che come Cgil e come Flai Catania raccontammo in “Terra Nera” nel 2015: caporalato, sfruttamento, sottosalario.

Il nostro impegno non viene meno ed, anzi, si rafforza, per tutelare i lavoratori agricoli che sono l’ultimo anello della catena. La bassa considerazione di cui sono vittima, è anche determinata dal ruolo che svolge l’Inps. Ho già rappresentato questa situazione ai massimi livelli dell’Istituto di Previdenza. Le ispezioni dovrebbero sancire lo sfruttamento, la sottopaga, il mancato rispetto del contratto, invece le circolari Inps sembrano andare in direzione opposta.In un caso, ai lavoratori sono state depennate le giornate svolte a causa di un accesso ispettivo su un’azienda, senza la successiva audizione dei lavoratori. E, addirittura, dai verbali ispettivi risulta che gli operai fossero regolarmente al lavoro. Grazie alle nostre pressioni nei confronti dell'istituto, gli ispettori hanno ascoltato tutti i lavoratori dell’azienda.

Io credo che questa scarsa considerazione nei confronti dei braccianti abbia una precisa un’origine, un’idea sbagliata di fondo che si è fatta strada a diversi livelli, anche politici, che ha tinteggiato il lavoratore agricolo non come un lavoratore sfruttato nella quasi totalità dei casi, bensì come un truffatore dello Stato, una figura che gode della disoccupazione agricola non avendone diritto, che acquista le giornate di lavoro, che vive, insomma, di espedienti. Noi rigettiamo con forza questa visione sbagliata e siamo pronti a fornire le prove di quanto sia falsa e grottesca.

Contro i lavoratori che si occupano della raccolta degli agrumi vi è un nuovo tentativo, l’ennesimo, di sminuire la loro dignità e funzione lavorativa: mi riferisco alla proposta di iscrivere i dipendenti di cooperative agricole nel settore commercio. Un lavoratore agricolo è tale ed opera in agricoltura e nei suoi confronti si deve applicare il Contratto Provinciale di Lavoro dell’agricoltura e non del terziario. Il lavoro è evidentemente diverso. E su questo siamo pronti ad una battaglia nazionale. Per correttezza devo aggiungere che siamo in attesa di una circolare dell’Inps che sancisca l’iscrizione nel settore agricolo per quanti siano impegnati nella raccolta di agrumi sulla pianta.

Torniamo al Piano nazionale contro lo sfruttamento e il caporalato in agricoltura per il triennio 2020-2022.

È un efficace strumento per contrastare le illegalità nel mercato del lavoro e segue la direzione di cui parlavo prima, ovvero quella di affiancare alla Legge 199 del 2016 interventi volti alla prevenzione, alla vigilanza, ai controlli. La sua efficacia potrebbe essere altissima, poiché abbraccia ogni aspetto del problema. Quanto prima, ovvero quando la situazione Covid lo permetterà, dovranno essere istituite le Sezioni territoriali della rete del lavoro agricolo di qualità, una per provincia. Per la migliore riuscita di questa strategia sono stati impegnati 88 milioni di euro in interventi contro lo sfruttamento lavorativo.

È significativo il pieno coinvolgimento di tre ministeri: Lavoro, Politiche agricole e Interno. Inoltre, il Piano è frutto della collaborazione fra tutte le istituzioni a tutti i livelli, centrale, regionale e locale, riunite nel Tavolo che è presieduto dal ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, aperto a sindacati, associazioni di categoria, Terzo settore. Il Piano funzionerà così: da una mappatura dei territori che tiene in conto dei fabbisogni di manodopera agricola, verranno attuati interventi per l’emergenza ed interventi per il lungo periodo su 4 assi: prevenzione; vigilanza e contrasto; protezione e assistenza; reintegrazione socio-lavorativa. Questi verranno, poi, rivolti su dieci azioni prioritarie.

(30 marzo 2020)

 


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