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Sugar tax e plastic tax, Mandrà (Flai): «Tavolo di concertazione nazionale per rimodularle»

Dopo l’annuncio Sibeg Coca-Cola di delocalizzazione da Catania, intervista al Segretario generale della Flai-Cgil etnea che fa il punto della situazione

 

Il recente annuncio dei vertici della Sibeg Coca-Cola di un depotenziamento dello stabilimento di Catania con delocalizzazione in Albania, come risposta a due tasse introdotte dal governo, sugar tax e plastic tax, ha tenuto alto il dibattito su occupazione e sviluppo nella provincia etnea nel corso delle ultime settimane. Il Segretario generale della Flai Cgil di Catania, Pino Mandrà, si è recentemente detto compiaciuto per l'iniziativa della parlamentare 5 Stelle, Simona Suriano, che ha chiesto una rimodulazione della tassazione secondo nuovi parametri. Sulla situazione Sibeg, abbiamo fatto il punto della situazione con Pino Mandrà.

Segretario, può spiegare chiaramente come nasce la presa di posizione della Sibeg?

Dopo i due provvedimenti approvati dal governo nazionale, sugar tax e plastic tax, la Sibeg Coca-Cola di Catania ha annunciato 151 esuberi e agitato lo spauracchio del disinvestimento rispetto allo stabilimento etneo. La Flai ha contestato le due tasse sin dalla loro origine, adoperandosi a tutti i livelli per contrastarle perché ritiene questi provvedimenti sbagliati, in quanto si pongono come unico obiettivo quello di far cassa. La tassa sullo zucchero contiene una evidente contraddizione poiché non tiene conto del contenuto di zucchero in ogni singola bevanda. In pratica, una bevanda senza zucchero viene tassata allo stesso modo di  una bevanda che lo contiene fra i suoi ingredienti. Ed è questa la prova che siamo davanti ad una misura introdotta con l’unico obiettivo di far cassa. Se fosse stato realmente un provvedimento che mirava a tutelare la salute pubblica dall’esternalità negativa che crea l’utilizzo eccessivo di zucchero, non avrebbe gravato sulle bevande sugar-free.

Parimenti, la tassa sulla plastica non affronta il problema reale che è l’eccessivo consumo di questo materiale nel nostro Paese. Per raggiungere questo obiettivo, l’alternativa non è il vetro, che ha anch’esso un impatto sull’inquinamento, ma l’incentivo all’utilizzo della plastica riciclata, tenendo, ovviamente conto, del fatto che si può riutilizzare solo il 50% del prodotto originario. Se, realmente, l’obiettivo è quello di un “new green deal” che tuteli l’ambiente e che abbia come traguardo l’ultimo l’affermazione di una economia verde, si dovrebbero incentivare le aziende a utilizzare polimeri che abbiano un impatto basso sull’ambiente. Noi della Flai di Catania da tempo siamo impegnati nella campagna “Il nostro mare lo salvi chi può”, che si pone l’obiettivo di incentivare la raccolta della plastica che inquina i nostri maro.

Fatta questa premessa, riteniamo che la reazione della Sibeg Coca-Cola sia sbagliata perchè, alle errate scelte governative non si può rispondere colpendo 151 lavoratori e paventando la delocalizzazione, e disinvestendo dallo stabilimento di Catania, città che, al contrario, chiede di poter credere in imprenditori responsabili che si impegnino nello sviluppo di questo territorio.


Che impatto potranno avere le due tasse sui costi di Sibeg?

La Sibeg non ha ancora chiaro l’impatto che potrà avere, in termini economici, l’incidenza della tassa: se non va a regime non si possono fare simulazioni rispondenti alla realtà. Di contro, il governo ha deciso di convocare l’azienda al Ministero dello Sviluppo Economico. Ci giunge notizia dell’apertura nella persona del sottosegretario Misiani e l’impegno di acuni parlamentari del Movimento 5 Stelle. Il nostro appello è lanciato a tutti i parlamentari di “buona volontà” che vorranno realmente occuparsi dei problemi dei lavoratori: chiunque abbia questa sensibilità è il benvenuto. Inoltre, grazie all’impegno dell’onorevole Simona Suriano del Movimento 5 Stelle, eletta nel nostro territorio, è stato ottenuto un impegno da parte del Ministero per lo Svuiluppo Economico a rimodulare le due tasse.

Adesso che il governo ha manifestato un’apertura, è necessario che lo stesso avvenga da  parte dell’azienda: siamo stati vicini alla Sibeg Coca-Cola in questa comune battaglia, ma il processo non finisce qui. Chiediamo un tavolo di concertazione nazionale con il coinvolgimento delle parti sociali del territorio interessate per scrivere nero su bianco la rimodulazione dei due provvedimenti. La Sibeg, adesso non ha più alibi: si sieda al tavolo con spirito costruttivo eliminando licenziamenti e delocalizzazioni. Peraltro, voglio aggiungere, non esiste alcuna procedura di licenziamento aperta e di recente come sindacato abbiamo siglato accordi positivi per incentivi ai lavoratori. Dunque, è stato agitato uno spauracchio: se l’azienda pensa di approfittare di un momento propizio per compiere alcune operazioni, noi non ci stiamo.

 (19 febbraio 2020)


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