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«Dai congressi Cgil e Flai forte richiesta di unità»

 

Intervista a tutto campo al Segretario generale della Flai Cgil di Catania, Pino Mandrà, che fa il bilancio post congressuale e parla dei diversi settori di competenza


Conclusa la stagione congressuale della Cgil e delle sue federazioni, con il rinnovo delle segreterie, per il sindacato è tempo di dar seguito al mandato ricevuto dai delegati. La Flai Cgil di Catania è attesa da diverse questioni, tutte vitali per i diversi settori seguiti dalla categoria: dalla riforma forestale al caporalato, dai correttivi necessari alla riforma che riguarda i consorzi di bonifica al rinnovo contrattuale nell’industria, sino alle attese dei lavoratori del comparto pesca. A stagione congressuale conclusa, abbiamo fatto il punto della situazione con il Segretario generale della Flai Cgil di Catania, Pino Mandrà.

 

D. Qual è, a suo giudizio, il messaggio che ci consegna la stagione congressuale appena conclusa della Cgil e della Flai?

R. La stagione congressuale appena conclusa ci consegna una Cgil rinnovata che rilancia la sua azione ripartendo dal territorio. Sono, d’altronde, le parole d’ordine pronunciate dal nuovo Segretario generale, il compagno Maurizio  Landini. La Cgil si dimostra rafforzata e unitaria, come conferma il risultato delle elezioni: un grande segnale di unità, di forza e di rinnovamento che parte dal territorio.

E dal territorio e dal rinnovamente riparte anche la Flai. La compagna Ivana Galli, che era già stata riconfermata Segretaria generale della nostra organizzazione, è stata chiamata in confederazione a ricoprire l’importante ruolo di segretaria confederale. Un grande riconoscimento per il lavoro svolto dal gruppo dirigente della Flai a livello nazionale, ma anche il riconoscimento del ruolo importante che ha avuto nel suo complesso la Flai nel Paese.

Nuovo Segretario generale della Flai è stato eletto, unitariamente, Giovanni Mininni, che aveva seguito la fase congressuale della Flai di Catania a ottobre, come componente della segreteria nazionale. A qualcuno la stagione congressuale della Cgil appare come un rituale. Così non è: la nostra è un’organizzazione che discute e che si rinnova profondamente in modo puntuale a scadenze precise. Val la pena ricordare che i nostri incarichi non sono a vita, ma a scadenza.

 

D. Che mandato riceve la Cgil dai congressi?

R. Raccogliamo una forte esigenza di unità. Siamo riconosciuti come la più grande organizzazione dei lavoratori e la più grande organizzazione progressista di questo Paese. È proprio questo, l’unità, il mandato chiaro che i lavoratori ci affidano che deve poi tramutarsi nelle battaglie sindacali per il rinnovo dei contratti, contro il lavoro nero, per il rispetto dei diritti umani che, nel nostro Paese, sono presi di mira costantemente, anche in maniera violenta. Sul rispetto dei diritti umani e sul rispetto della persona siamo intransigenti.

 

D. Parliamo dei diversi settori di competenza della Flai. Iniziamo con l’agricoltura.

R. Nei prossimi anni saremo chiamati ancora a sostenere la legge 199 del 2016 contro il caporalato. Rigettiamo con sdegno l’attacco contro questa normativa, che ha visto fra i protagonisti anche i ministri Centinaio e Salvini, per i quali la legge 199 è solo un orpello, ma sbaglia chi ritiene che questa riforma sia stato un elemento di maggiore burocratizzazione del mercato del lavoro in agricoltura. Ci attendiamo dal governo, al contrario, una politica che favorisca la sua applicazione su tutto il territorio italiano: dal funzionamento della cabina di regia agli incentivi per quelle aziende che, tramite la rete del lavoro di qualità, siano invogliate a rispettare leggi e contratti.

Personalmente ritengo che le Prefetture non siano molto presenti sui territori. Da anni chiedo alla Prefettura di Catania di avviare un dialogo sullo sfruttamento e sulle sacche di caporalato esistenti nel comprensorio di Paternò, ma fino ad oggi tutto è stato vano.C’è stato un timido tentativo, senza successo, da parte dell’amministrazione comunale di Paternò di aprire un tavolo di confronto, ma ci ritroviamo quasi alla conclusione di una nuova campagna di raccolta degli agrumi senza alcun risultato: il Prefetto non ci ha ancora convocati insieme alle organizzazioni datoriali. Qualche sporadica, e apprezzabile, operazione di Polizia contro i caporali, non può essere il risultato che ci attendevamo da questa legge, perché il fenomeno non può essere affrontatolo soltanto sotto l’aspetto repressivo: è necessario avviare la rete di promozione delle aziende che rispettano i contratti.

 

D. Per quanto riguarda il sindacato di strada?

R. Il sindacato di strada per la Flai di Catania è una consuetidine. Come facciamo dal 2010, anche per questa stagione abbiamo incontrato i lavoratori di buon mattino, prima dell’inizio dell’attività in campagna. Siamo stati a Biancavilla, Adrano e Paternò. Quel che continuano a chiedere i lavoratori è l’applicazione dei contratti che, nel nostro territorio, sono costantemente violati. Il lavoratore italiano ha un salario che non supera i 45/50 euro al giorno. Il contratto è rispettato solo sulla carta, ma possiamo ben affermare, senza rischio di essere smentiti, che i datori di lavoro lo eludono con espedienti vari costringendo i lavoratori a restituire parte della remunerazione.

Proprio per questo chiediamo maggiori controlli dove l’illegalità è diffusa e dove operano i caporali, molti dei quali neocomunitari, in particolar modo rumeni. Piuttosto che criticare la 199 bisognerebbe agire contrastando l’intermediazione parassitaria di manodopera, attuando il controllo pubblico sull’accesso nel mercato del lavoro. A contrastare l’illegalità potrebbe contribuire l’ente bilaterale, l’Ebat Ciala, in particolar modo sul trasporto degli addetti all’agricoltura, oggi costretti a versare ai caporali 5 o 10 euro al giorno per raggiungere i luoghi di lavoro, in un contesto di sfruttamento generalizzato e che vede già altre insopportabili decurtazioni alla paga. Il sindacato, in maniera unitaria, sta tentando di ottenere un intervento sul trasporto al tavolo di concertazione per il rinnovo del contratto provinciale di lavoro, dove si ritrovano gli stessi soggetti che compongono l’Ebat a cui la legge assegna un ruolo importante.

Quella del caporalato è una questione antica, che, come Flai e come Cgil Catania, abbiamo denunciato su “Terranera”, facendo parlare i lavoratori. In Puglia, di sfruttamento è morta Paola Clemente: che cosa dobbiamo aspettare ancora? Quante Paola Clemente devono morire di lavoro in Italia prima che la legge contro lo sfruttamento venga applicata in Italia? Per accendere i riflettori sulla condizione lavorativa dei braccianti nel nostro territorio promuoveremo a breve l’iniziativa “Ancora in campo”: è una risposta all’attacco contro la legge 199 da parte del governo, ed è un modo per difendere i lavoratori da caporalato, sfruttamento e lavoro nero.

 

D. Che stagione agrumicola è stata quella che sta per chiudersi sotto l’aspetto della produzione?

La campagna non è andata benissimo per una qualità di prodotto non eccellente. Le criticità alla fine incidono sull’anello più debole della catena e cioè sui braccianti. Per una delle tante variabili esistenti, che sia la qualità del prodotto, o la quantità, oppure le condizioni atmosferiche o il parassita, i costi delle delle crisi si scaricano sempre su questo anello debole. Sarebbero, invece, necessarie le soluzioni adottate in Puglia,  nell’olivicoltura, colpita dalla Xylella: i braccianti che subiscono decurtazione di giornate di lavoro e salari, sono tutelati dalla legge che ammortizza le condizioni generali.

 

D. Parliamo del comparto forestale.

R. I sindacati, unitariamente, hanno presentato una proposta alla legge regionale di riordino forestale in itinere, registrando un’apertura da parte del governo Musumeci. Il sindacato ha le idee chiare sul futuro del comparto forestale in Sicilia, vera e propria risorsa contro il dissesto idrogeologico e a sostegno dell’agricoltura. I lavoratori forestali non sono utili solamente nel contrasto agli incendi attuando con un’azione sia attiva, sia passiva, che riduce al minimo il rischio fuoco, ma possono trovare occupazione nei lavori di sistemazione che riguardano le strade rurali, le dighe, gli invasi.

Il territorio demaniale va ampliato includendo anche i terreni abbandonati, ogni anno in crescita, ed è necessario unificare antincendio e azienda forestale per mettere fine a una separazione che non ha più motivo di esistere. Per il 5 aprile abbiamo indetto una manifestazione dal titolo emblematico: “Sveglia Regione” che ha scelto come simbolo una sveglia. È una metafora per chiedere alla Regione Siciliana di uscire dal torpore e varare l’attesa legge di riordino forestale.

CGIL, CISL e UIL chiedono la stabilizzazione dei 151isti e la creazione di due soli contingenti di lavoratori, LTI (Lavoratori a Tempo Indeterminato), dove far transitare tutti i 151isti, e Lavoratori con Garanzia Occupazionale di 151 giornate annue, da ottenere nel prossimo triennio, anche attraverso una minor spesa data dalla fuoriuscita di almeno 800 addetti ogni anno (pari a 62.800 giornate di lavoro annue per un minor costo annuo di 5,9 milioni di euro). Ciò determina un risparmio nel triennio di 374.000 giornate di lavoro da ridistribuire, incrementando i contingenti che ho indicato ed estinguendo le fasce di 101 e 78 giornate. Da notare che in alcuni distretti forestali di diverse province il contingente di 78 giornate si è già esaurito.

Anche il governo nazionale sta mettendo mano ad una legge di settore: la tutela del territorio e del patrimonio boschivo è inclusa nella nostra Costituzione. Il territorio italiano, come quello siciliano, è esposto al dissesto e la tutela e la valorizzazione della risorsa bosco può innescare processi virtuosi con benefici per altri settori. L’Etna è Patrimonio dell’umanità ed il comparto forestale può diventare strategico per il turismo, valorizzando le risorse boschive e occupandosi della sistemazione e della manutenzione dei rifugi.

 

D. Passiamo ai Consorzi di bonifica.

R. A mio giudizio, sul sistema della bonifica il governo regionale ha commesso diversi errori. Un nuovo governo ha il diritto di modificare o cambiare le riforme dei governi precedenti, ma io ritengo che queste vadano modificate e migliorate, ma non cancellate. La riforma del governo Crocetta non ci entusiasmava. Tuttavia, la riduzione dei consorzi siciliani semplificava il sistema e riduceva i costi di gestione.  L’attuale governo ha intenzione di varare una nuova riforma, lasciando ancora nel limbo il sistema bonifica. Sarebbe, invece, opportuno limitarsi ad apportare alcuni correttivi sui debiti dei singoli consorzi e avviare la stabilizzazione dei 151isti, che sono circa 600 in Sicilia, circa 80 nella nostra provincia.

Per quanto attiene il Consorzio di bonifica di Catania, sono tante le disfunzioni che come Flai abbiamo denunciato pubblicamente, impugnando anche incarichi e delibere. Esiste una carenza strutturale di organico, poiché lavoratori a tempo indeterminato sono circa 120, numero insufficiente per uno dei consorzi più grandi della Sicilia con un territorio vasto e un ruolo strategico per la distribuzione delle risorse irrigue nella Piana di Catania. In questo contesto appare una contraddizione, per il Consorzio, affrontare continui contenzioni e pagare i danni per la mancata manutenzione, quando la stessa manutenzione può essere effettuata con il semplice avvio del personale stagionale nei tempi giusti.

Nel Consorzio di bonifica di Catania si sono inasprite le relazioni sindacali dall’ultimo avvicendamento nella direzione. Nonostante tutto, siamo riusciti a risolvere la questione stipendi per i lavoratori a tempo indeterminato e a tempo determinato. Non è corretto che un dipendente del Consorzio di bonifica debba vivere un forte stato di insicurezza per la mancata erogazione delle spettanze. Tutto ciò avviene in presenza di un evidente dissesto idrogeologico generalizzato che la recente tragedia del palermitano ricorda drammaticamente a tutti.

Il Consorzio di bonifica di Catania ha tutti i mezzi e tutti gli strumenti per poter svolgere un ottimo lavoro di tutela del territorio. Eppure, anche per quest’anno la campagna irrigua verrà avviata in ritardo. C’è poca disponibilità nel rispetto dei diritti dei lavoratori sia stagionali, sia a tempo indeterminato. Esistono seri problemi di sicurezza nei cantieri che come sindacato abbiamo sollevato, ma l’amministrazione è rimasta sorda, continuando a tagliare le giornate di lavoro. E la soluzione, a mio avviso, non è l’affido ad imprese esterne di lavori che possono essere eseguiti da professionalità interne, e che causano costi aggiuntivi e danno erariale. Bisognerà avviare al più presto i lavoratori per scongiurare ulteriori danni all’agricoltura e per evitare e che gli operai vedano assottigliarsi ancor di più i propri redditi che, tra disoccupazione agricola e salario, potrebbero venir decurtati di circa duemila euro.

 

D. Nell'industria alimentare ci si attende il rinnovo del contratto.

R. Esiste già la piattaforma definitiva del rinnovo contrattuale degli alimentaristi, con aumenti importanti, che presenteremo presto; a breve apriremo la consultazione nelle aziende catanesi. È un risultato molto importante e non sfugge un particolare: quando in Italia si rinnova il contratto degli alimentaristi si apre una una stagione di rinnovo contrattuale generalizzato.

Parmalat ci ha fatto vivere qualche apprensione perché l’azienda aveva manifestato l’idea di un delisting e di una fusione con Galbani, che poteva provocare uno spezzatino con il rischio di chiusura di qualche stabilimento soprattutto a marchio locale, come a Catania dove si produce il Latte Sole. Tutto ciò sembra, per fortuna, essere tramontato: Galbani e Parmalat dovrebbero restare separate. A Catania, d’altronde,  sarebbe stata una grande incoerenza investire sulla produzione con macchinari industria 4.0 e poi chiudere lo stabilimento. Ad aprile incontreremo l’azienda e in quella sede ci verranno illustrate le novità. Il 14 aprile ci sarà un coordinamento regionale con la presentazione della piattaforma contrattuale.

 

D. Infine la pesca.

R. È stato firmato il contratto nazionale dei lavoratori della pesca industriale, con la Flai di Catania che ha fatto parte della delegazione trattante. Quello conseguito è un risultato importante anche per il nostro territorio dove si pratica la pesca industriale. Abbiamo un settore che è in crisi e auspichiamo un impegno dei governi regionale e nazionale per fronteggiare questo passaggio difficile. Negli scorsi mesi con “Che pesci prendere” abbiamo rappresentato le patologie professionali del settore. Sul testo unico sulla sicurezza non sono stati compiuti passi in avanti. Stiamo continuando il lavoro per includere nel testo unico tutto ciò che attiene la sicurezza nel settore della pesca.

 

(3 aprile 2019)


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