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Agrumicoltura, Mandrà: «Crisi drammatica, interventi insufficienti»

Intervista al segretario generale della Flai-Cgil di Catania, Pino Mandrà che parla della crisi attuale e della legge anticaporalato

Entra nel vivo, per l’agricoltura, la campagna agrumicola in provincia di Catania, il territorio italiano più importante per questo settore d’eccellenza del made in Italy. Ai problemi strutturali del settore, nella stagione attuale si aggiunge una nuova crisi. Sulla campagna in corso e sulle diverse questioni che riguardano l’agrumicoltura e l’agricoltura in generale, abbiamo intervistato il segretario generale della Flai-Cgil di Catania, Pino Mandrà (nella foto a destra).

Domanda. Segretario, che fase è quella attuale per l’agricoltura nella provincia di Catania?

Risposta. È una fase alquanto delicata, l’attuale, perché nella campagna di raccolta agrumi, il vero know-how del nostro territorio, si registra un calo di occupati. Siamo nel centro di una crisi di settore tra le peggiori degli ultimi anni. La siccità ha provocato una situazione drammatica con un  inevitabile calo delle giornate per i lavoratori agricoli, mentre sono ingenti i danni causati dalla “tristeza” una patologia  degli agrumi. Gli interventi por fronteggiare le calamità sono stati del tutto insufficienti.

Si acutizzano le problematiche note e ricorrenti a carico dell’agrumicoltura nel nostro territorio. Non si riesce a chiudere la filiera tra la produzione e la trasformazione, manca un insediamento industriale per la trasformazione e la lavorazione del prodotto fresco, e tutto ciò avviene in un contesto in cui la classe imprenditoriale manifesta scarsa propensione alla cooperazione. A ciò si aggiunge la forte quantità di produzione estera immessa nel mercato, con paesi che riescono a produrre ad un costo del lavoro più basso.

D. Uno dei problemi irrisolti riguarda il lavoro nero.

R. Dal rapporto fra quantità di produzione e giornate effettivamente lavorate si evince quanto lavoro nero c’è in questa stagione. Nei prossimi giorni, sui dati della crisi forniremo un quadro dettagliato, elaborato su base scientifica. Sulla crisi, la Flai nazionale ha chiesto la costituzione di un tavolo che affronti la questione al Ministero dello sviluppo economico. Catania e la sua provincia rappresentano il territorio più importante del paese nella produzione agrumicola e noi siamo chiamati a fare in modo che le produzioni d’eccellenza siano affiancate dal lavoro d’eccellenza. Nel nostro territorio sussistono e permangono sfruttamento e lavoro nero. Non diciamo nulla di nuovo perché sono fenomeni che si ripetono anno dopo anno e che nel 2015 documentammo con “Terranera”. La legge contro lo sfruttamento, approvata poco più di un anno fa, lentamente sta dando i suoi frutti. Tuttavia, da sola non può giovare per eliminare queste illegalità.

La legge prevede che a livello territoriale ci siano dei tavoli che affrontino la questione con strumenti idonei, come i nodi territoriali. Attraverso i nodi territoriali è possibile sviluppare la Rete del Lavoro agricolo di qualità, collocamento e trasporto legali, per togliere lo spazio in cui si muovono i caporali. Alcuni comuni della provincia hanno tentato di affrontare con le organizzazioni sindacali la questione mediante l’istituzione di osservatori sul territorio. A Paternò, comune nel quale il lavoro nero e lo sfruttamento sono maggiormente presenti, e qui torno a citare “Terranera” in larga misura girato in quest'area, è stato convocato un incontro che non è andato a buon fine.

La legge anticaporalato, la199 del 2016, è un passaggio epocale, ma resta non sufficiente se dai territori non giungono risposte precise e consequenziali. Tutti i soggetti, a cominciare dall’Ispettorato del lavoro e dall’Inps, devono essere coinvolti per dare piena attuazione alla normativa. È necessario costituire la Cisoa (Cassa Integrazione Salariale Operai Agricoli) che ha un ruolo fondamentale ed io voglio lanciare un appello a tutti i soggetti coinvolti affinché si costituisca. Inoltre manca il collocamento pubblico nel mercato del lavoro in agricoltura che, a nostro giudizio, dovrà avvenire mediante le liste di prenotazione. Siamo riusciti ad ottenere la legge contro lo sfruttamento che è un pezzo importante del cammino: ma adesso bisogna completare il percorso. Se non c’è collocamento pubblico nel territorio, la mano d’opera viene assoldata ancora dai caporali.

D. Che utilizzo vi è di manodopera straniera? Il mercato del lavoro irregolare ha pure arruolato i migranti?

R. Vi è, come ogni anno, manodopera straniera soprattutto nella zona di Paternò. Si tratta in larga misura di magrebini (tunisini e marocchini) che lavorano a cottimo e che non guadagnano più di 20 euro al giorno e che vivono in condizioni non dignitose. Inoltre devono versare 5 euro ai caporali per il trasporto sino ai luoghi di lavoro. Non sono propriamente i migranti dei barconi: è un lavoratore che si sposta dove c’è il lavoro. Ma c’è anche una parte di lavoratori che esce dai centri di accoglienza, come nella zona della Piana di Catania.

D.E per quanto riguarda il contratto di lavoro?

R.Abbiamo sottoscritto il nuovo contratto provinciale dei lavoratori agricoli che prevede un aumento del 2%. Anche se la situazione è quella nota, il nostro compito, anche a livello di sindacato unitario, è quello di farlo rispettare nel territorio.

(12 febbraio 2018)


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