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Industria alimentare interrotte trattative CCNL, Mandrà: «Mobilitiamo i lavoratori»


Il Segretario generale Flai Catania, fa il punto della situazione nel comparto industriale


I rinnovi contrattuali al centro del dibattito nel settore dell’industria alimentare italiana. È di questi giorni la notizia dell’interruzione delle trattative fra Flai, Fai e Uila e Federalimentare, per il rinnovo del CCNL, scaduto ormai da tre mesi. Alla decisione i sindacati sono giunti dopo i ripetuti no alle loro richieste da parte di Federalimentare. In questo particolare passaggio si continua a discutere anche dei provvedimenti governativi quali plastic tax e sugar tax. Sull’attuale momento nel settore industriale, sui rinnovi contrattuali, sulla clamorosa rottura e su altro di stretta attualità, abbiamo fatto il punto della situazione con Pino Mandrà, Segretario generale Flai Cgil Catania.

 

Segretario qual è la situazione dei rinnovi contrattuali nell’industria alimentare?

È di questi giorni la rottura delle trattative per il rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro che andavano avanti da sei mesi. Flai-Cgil, Flai-Cisl e Uila-Uil, hanno lasciato il tavolo per l’atteggiamento che giudichiamo irresponsabile di Federalimentare, capace solo di opporre “no” su formazione, appalti selvaggi, aumento salariale ed altro. Il tutto avviene in una congiuntura che ha visto la produzione industriale crescere del 3% e l’export fare ancora meglio. Insomma gli imprenditori  mirano a trattanere nelle loro mani la ricchezza prodotta, come se questa non fosse anche merito dell’impegno dei lavoratori. In questo contesto, abbiamo proclamato il blocco degli straordinari, delle flessibilità e delle prestazioni aggiuntive e le assemblee nei luoghi di lavoro, chiedendo ai lavoratori sostegno e partecipazione.

Da poco abbiamo approvato la piattaforma di rinnovo del contratto integrativo di gruppo in Parmalat. Purtroppo, questo rinnovo avviene nel  passaggio complicato del rinnovo del contratto nazionale. Devo aggiungere che il settore lattiero-caseario non gode, attualmente, di buona salute: il consumo di latte e dei suoi derivati, in Italia, è notevolmente diminuito. L’origine di questa situazione è da ricercare nelle nuove tendenze alimentari, spinte da motivi salutistici, che tendono a ridurre il consumo di latte, di formaggi e di salumi. Un’azienda leader, qual è Parmalat, di conseguenza ne risente.

Si colgono degli aspetti positivi in questo mercato?

Un indicatore positivo importante nella stessa filiera è, di contro, quello del consumo di prodotti light e biologici. Sono in crescita il latte biologico ed i prodotti che certificano una provenienza biologica dei mangimi da animali al pascolo. Questo mercato era inizialmente di nicchia e progressivamente è cresciuto nonostante abbia dei costi superiori rispetto ai prodotti tradizionali, che non tutti possono permettersi. I supermercati biologici, di conseguenza, vivono una stagione favorevole anche nel nostro territorio. In questo contesto, Parmalat, che è presente a Catania, cerca di non perdere quote di mercato.

Segretario, accennava in precedenza ai rinnovi contrattuali.

Sì, come dicevo, discutere dell’importante rinnovo di un contratto integrativo di gruppo, insieme al rinnovo del contratto nazionale, crea non poche difficoltà Il rinnovo nell’industria alimentare risulta di base non facile. Il tutto è complicato anche dalla grande frammentazione datoriale a livello nazionale, in quanto la controparte non parla con voce univoca, e ciò crea difficoltà. In questo quadro, sul tappeto c’è anche la partita relativa ai due provvedimenti varati dal governo che hanno risvolti gravi per l’industria e mi riferisco a sugar tax e plastic tax. Insomma, viviamo una stagione complicata dalla quale ne dovremo venire fuori nel migliore dei modi per i lavoratori.

(28 febbraio 2020)


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