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Consorzio bonifica 9 Catania, indietro su programmazione degli interventi, ritardi negli stipendi. I sindacati: “Temiamo stagione irrigua difficile. Il Prefetto ci ascolti”


Il Consorzio di Bonifica 9 Catania è indietro sulla programmazione degli interventi di manutenzione straordinaria e ordinaria. Ad oggi, infatti, il Consorzio non ha reso noto il cronoprogramma relativo alle manutenzioni, agli investimenti e al conseguente avvio degli operai stagionali, in grado di poter garantire i servizi agli oltre 12000 utenti.  Intanto, si registra anche malumore tra i dipendenti per ritardi nel pagamento degli stipendi, e non solo. Lo segnalano le segreterie provinciali di Flai Cgil, Fai Cisl e Filbi Uil, di Catania che temono «una stagione irrigua difficile sia per gli agricoltori della Piana di Catania che per gli operatori del Consorzio di Bonifica».

Per questo i sindacati chiedono un incontro con il Prefetto della Città Metropolitana, nonché la convocazione dei vertici consortili innanzi all’Ufficio provinciale del lavoro affinché quest’ultimi rispettino le norme contrattuali e forniscano alle organizzazioni sindacali il Cronoprogramma lavori, investimenti e avvio operai come previsto dal CCNL. Dopo i danni causati dall’alluvione dello scorso autunno che ha messo in ginocchio la Piana di Catania, per il comparto agricolo si prospetta infatti un anno tutt’altro che semplice e «se da un lato il Governo Musumeci, sotto la pressione di Flai Cgil, Fai Cisl e Uila, ha impegnato e reso disponibili le somme necessarie a garantire la funzionalità dei Consorzi  di Bonifica della Sicilia e per l’avvio degli operai appartenenti alle fasce delle garanzie occupazionali, dall’altro assistiamo ad una gestione da parte della dirigenza locale dei Consorzi di Bonifica poco efficiente e poco trasparente. Complice di ciò, è una riforma mai attuata che ha di fatto accentrato la gestione in due mega consorzi sovrapponendoli agli esistenti 11, e quindi non risolvendo i problemi, e di fatto amplificandoli». Per le segreterie delle tre sigle sindacali, il cambio di gestione del Consorzio di Bonifica etneo non ha fatto registrare la sperata spinta verso una maggiore efficienza e razionalizzazione delle risorse.

«Si rileva anzi, con notevole disappunto – continua la nota delle segreterie – che la nuova gestione diretta dall’ingegner Bizzini adotta come linee guida l’esternalizzazione dei servizi di manutenzione dei canali di irrigazione, con lavori concessi sotto soglia e affidamenti dirette a ditte esterne senza gara d’appalto. Taluni affidamenti, in netta violazione alle norme contrattuali sui consorzi di bonifica ove vige il divieto di appalti esterni, ancor più se il Consorzio è dotato, come quello di Catania, di mezzi ed operatori e operai specializzati, in grado di effettuare qualsiasi tipo di intervento manutentorio sui canali di irrigazione e di scolo naturali ed artificiali, come dimostrato negli anni, con la messa in sicurezza della zona industriale di Catania e gli attestati di stima della Città Metropolitana e del MAAS per gli interventi effettuati. Di contro, si registra un diffuso malumore tra i dipendenti dovuto ai sempre più frequenti rallentamenti e ritardi nei pagamenti degli stipendi, al non pagamento degli stipendi al personale stabilizzato in asservimento alle sentenze del giudice del lavoro, che dopo 20 anni di precariato ha riconosciuto loro il diritto alla trasformazione da contratti stagionali a contratti a tempo indeterminato, e la mancata assunzione di 130 operai stagionali specializzati (tubisti, saldatori, manovratori, camionisti, ecc.) che se avviati per tempo tra i mesi di febbraio e marzo, consentirebbero all’ente di poter mettere in sicurezza il territorio e di manutenzionare gli impianti irrigui, al fine di erogare i servizi all’utenza.

L’insoddisfazione causata dall’attuale gestione è manifesta anche da parte degli utenti che, non ricevendo adeguati servizi, hanno iniziato ad avanzare sempre più frequentemente richieste di sgravio dei canoni, come previsto dalla legge, con l’effetto che gli incassi nell’ultimo anno sono scesi, dalla media del 50% dei ruoli emessi, a circa 1/3, passando da 2,8/3 milioni di incassi in un anno a circa 1,6/1,8 milioni di euro. L’impasse della riforma dei consorzi mai attuata dal governo Musumeci, e l’azione amministrativa locale, non hanno risolto il nodo centrale relativo all’efficientamento dei Consorzi di Bonifica che, considerata l’ampiezza dei comprensori come quello etneo di circa 50 mila ettari, non può non passare dalla valorizzazione delle risorse umane interne, e quindi dalla stabilizzazione dei precari storici che da oltre 20 anni permettono al Consorzio di poter erogare i servizi minimi essenziali per la sopravvivenza delle attività in agricoltura e di mettere in sicurezza il territorio. Se l’obiettivo del Governo Regionale e della dirigenza locale dei Consorzi di Bonifica è quello di mortificare il personale e di utilizzare gli enti per fini tutt’altro che diretti alla tutela del territorio e della soddisfazione degli utenti   agricoltori, – conclude la nota – preannunciamo azioni di lotta per l’affermazione dei diritti e la dignità di tutti i lavoratori, come stabilito dalle vigenti leggi e dal CCNL dei Consorzi di Bonifica e miglioramento fondiario».

(7 marzo 2019)


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