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Caporalato nel catanese, Cgil e Flai chiedono alle istituzioni il rispetto della legge 199/201


“Via alla Rete del Lavoro agricolo di qualità che consentirebbe il collocamento pubblico e  il trasporto legale ma anche più controlli nelle campagne da parte del NIL e dell’Ispettorato del lavoro“

È ancora la questione “legalità”, proprio come negli anni passati, a dominare il dibattito intorno alla nuova stagione agrumicola avviata in queste settimane in provincia di Catania. Caporalato, lavoro nero e paghe non conformi restano ancora la regola, in uno scenario non adeguatamente contrastato da un efficace controllo del territorio, con l’effetto della cristallizzazione di questi fenomeni che vedono i braccianti, molti dei quali stranieri, costretti a rimanere ostaggio di chi li sfrutta. Buchi neri nel catanese restano le campagne di Paternò, Adrano e Biancavilla, dove i caporali hanno gioco facile e dove vengono assoldati e sfruttati, in spregio ad ogni norma di legge, anche donne e minorenni.

«Per contrastare le diverse forme di illegalità perpetrate nelle campagne del catanese, le istituzioni devono muoversi lungo il percorso tracciato dalla legge 199/2016, detta anticaporalato, che offre già gli strumenti idonei a stroncare ogni reato – sottolineano il Segretario generale della Camera del Lavoro Metropolitana di Catania, Giacomo Rota, ed il Segretario generale della Flai-Cgil di Catania, Pino Mandrà –.Non è più tollerabile una situazione di sottopaga che vede un lavoratore agricolo, al quale il contratto garantisce 6 ore e mezzo al giorno per un salario di circa 70 euro, costretto ad accontentarsi di 45 euro se italiano, 20/30 euro se straniero, e pagare anche un trasporto pari a 5/10 euro al giorno. Per contrastare efficacemente il lavoro nero – proseguono Rota e Mandrà – auspichiamo la nascita dei nodi territoriali attraverso cui sarà possibile sviluppare la Rete del Lavoro agricolo di qualità che consentirebbe il collocamento pubblico ed il trasporto legale, strumenti idonei a eliminare lo spazio in cui si muovono i caporali, e la costituzione di una cabina di regia prevista sempre dalla legge 199/2016.

È anche necessario aumentare i controlli nelle campagne da parte del Nil (Nucleo ispettorato del lavoro dei Carabinieri) e dell’Ispettorato del lavoro mentre bisogna interrompere il rimpallo di responsabilità fra INPS e Prefettura: ognuno per la sua parte deve essere coinvolto per dare piena attuazione alla normativa.Come Camera del Lavoro Metropolitana di Catania e Flai-Cgil Catania facciamo appello al governo regionale, al governo nazionale e a tutte le istituzioni affinché si attuino tutte le misure idonee a mettere fine allo sfruttamento in agricoltura, dando piena attuazione ai provvedimenti previsti dalla legge e che, a questo punto, andrebbero applicati sul territorio. Il nodo cruciale – chiudono Rota e Mandrà – resta la modifica del mercato del lavoro in agricoltura: bisogna agire per  mettere fine al collocamento tramite i caporali ed aprire una nuova stagione di legalità con il collocamento pubblico dei braccianti».

 (5 novembre 2020)


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